Giovanni Pascoli

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Giovanni Pascoli

Messaggio  Alpaca il Lun Nov 09 2009, 18:01

Giovanni Pascoli



Giovanni Placido Agostino Pascoli (San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855 – Bologna, 6 aprile 1912) è stato un poeta italiano, una delle figure maggiori della letteratura italiana di fine Ottocento.

La poesia di Pascoli è caratterizzata da una metrica formale con versi endecasillabi, sonetti e terzine coordinati con musicale semplicità. Nonostante la classicità della forma esterna - provata dal gusto per le letture scientifiche, alle quali si ricollegano il tema cosmico e la precisione del lessico botanico e zoologico - Pascoli ha saputo rinnovare la poesia nei suoi contenuti, toccando temi fino ad allora trascurati dai grandi poeti. Grazie alla sua poetica è stato capace di trasmettere il piacere delle cose più semplici, viste con la sensibilità infantile che ogni uomo porta dentro di sé.
Pascoli, personalità di acuta e complessa sensibilità verso le sofferenze della vita e le ingiustizie della società, era incline ad un mite pessimismo esistenziale, in gran parte riconducibile alla sua difficile infanzia e ai lutti familiari che indelebilmente la segnarono. Egli seppe conservare sempre un senso profondo di umanità e di fratellanza, rafforzate dalla convinta e generosa adesione agli ideali del socialismo umanitario che, specie nelle terre di Romagna, trovavano intellettuali e capipopolo sempre più fervorosi. Indebolito la dogmatica certezza dell'ordine razionale del mondo in cui aveva creduto il positivismo, il poeta, di fronte al dolore e al male che dominano sulla Terra, recupera il valore etico della sofferenza che riscatta gli umili e gli infelici, capaci di perdonare i propri persecutori.

Biografia
Per pochi scrittori come per Pascoli le vicende della prima giovinezza furono tanto determinanti nello sviluppo creativo della maturità: sembra quasi impossibile comprendere il vero significato di gran parte - e sicuramente la più importante - della sua produzione poetica, se si ignorano i dolorosi e tormentosi presupposti biografici e psicologici che egli stesso riorganizzò per tutta la vita, in modo ossessivo, come sistema semantico di base del proprio mondo.

Anni giovanili
Giovanni Pascoli nacque il 31 dicembre 1855 a San Mauro di Romagna, in una famiglia benestante, quarto dei dieci figli di Ruggero Pascoli (due morti molto piccoli), amministratore di una tenuta della famiglia Torlonia, e di Caterina Allocatelli Vincenzi.
Il 10 agosto 1867 il padre Ruggero venne assassinato con una fucilata mentre sul proprio calesse tornava a casa da Cesena, e le ragioni del delitto, forse di natura politica o forse dovute a contrasti di lavoro, e i responsabili rimasero per sempre oscuri, nonostante la famiglia avesse forti sospetti sull'identità dell'assassino, come traspare evidentemente nella poesia La cavallina storna.
Il trauma lasciò segni profondi nella vita del poeta. La famiglia cominciò dapprima a perdere gradualmente il proprio status economico e successivamente a subire una serie impressionante di altri lutti, disgregandosi: costretti a lasciare la tenuta, l'anno successivo morirono la madre e la sorella Margherita, nel 1871 il fratello Luigi e nel 1876 il fratello maggiore Giacomo, che aveva tentato inutilmente di ricostituire il nucleo familiare.
Nella biografia lasciata a noi dalla sorella Mariù, Lungo la vita di Giovanni Pascoli, il futuro poeta viene presentato come un ragazzo solido e vivace, il cui carattere non è stato alterato dalle disgrazie; per anni, infatti, le sue reazioni parvero essere volitive e tenaci, nell'impegno a terminare il liceo ed a cercare i mezzi per gli studi universitari, nonché nel puntiglio, sempre frustrato, dimostrato nel ricercare e perseguire l'assassino del padre.

I primi studi
Nel 1871, all'età di 16 anni e dopo la morte del fratello Luigi (per meningite il 19 ottobre dello stesso anno), Pascoli dovette lasciare il collegio Raffaello dei padri Scolopi di Urbino, e si trasferì a Rimini, per frequentare il liceo classico Giulio Cesare; giunse a Rimini assieme ai suoi sei fratelli: Giacomo (19 anni), Luigi (17), Raffaele (14), Giuseppe (cioè Alessandro, 12), Ida (Cool, Maria (6, chiamata affettuosamente Mariù).
«L'appartamento, già scelto da Giacomo ed arredato con lettini di ferro e di legno, e con mobili di casa nostra, era in uno stabile interno di via San Simone, e si componeva del pianterreno e del primo piano», scrive Mariù: «La vita che si conduceva a Rimini… era di una economia che appena consentiva il puro necessario».
Pascoli terminò infine gli studi liceali a Firenze

Gli ultimi anni
Le trasformazioni politiche e sociali che agitavano gli anni di fine secolo e preludevano alla catastrofe bellica europea e all'avvento del fascismo gettarono progressivamente Pascoli, già emotivamente provato dall'ulteriore fallimento del suo tentativo di ricostruzione familiare, in una condizione di insicurezza e pessimismo ancora più marcati.
Dal 1897 al 1903 insegna latino all'Università di Messina, ed in seguito a Pisa. In quegli anni pubblicò i volumi di analisi dantesca Minerva oscura (1898), Sotto il velame (1900) e La Mirabile Visione (1902).
Nel 1905 assume la cattedra di letteratura italiana all'Università di Bologna succedendo a Carducci.
Nel novembre 1911, durante la campagna di Libia, presso il teatro di Barga pronuncia il celebre discorso a favore dell'imperialismo La grande Proletaria si è mossa.
Nel 1912, già malato di cirrosi epatica (a causa dell'abuso di alcool) muore a causa di un cancro al fegato a Bologna, all'età di 56 anni. Viene sepolto nella cappella annessa alla sua dimora di Castelvecchio di Barga, dove sarà tumulata anche l'amata sorella Maria.

Il profilo letterario: la sua rivoluzione poetica
L'esperienza poetica pascoliana si inserisce, con tratti originalissimi, nel panorama del decadentismo europeo e segna in maniera indelebile la poesia italiana: essa affonda le radici in una visione profondamente pessimistica della vita,in cui si riflette la scomparsa della fiducia, propria del Positivismo,in una conoscenza in grado di spiegare compiutamente la realtà e di garantire un processo continuativo del genere umano. Il mondo circostante appare all'autore come un insieme misterioso e indecifrabile, nel quale l'uomo è costretto a muoversi, dovendo fare i conti anche con l'egoismo e la malvagità dei propri simili. Secondo Pascoli, la poesia non è una vera creazione della fantasia ma è il risultato di una particolare capacità di "leggere" ovvero di capire e interpretare la realtà, non è una "invenzione" ma il disvelamento di ciò che è nelle cose, anche in quelle più semplici della vita di ogni giorno. Pascoli, pertanto, fu il primo grande poeta italiano a mettere radicalmente in discussione l'idea consolidata secondo cui la poesia avrebbe potuto e dovuto cantare solo argomenti nobili ed elevati quali l'amore, le armi e la virtù: inoltre, aprendo le porte alla poetica delle "piccole cose", Pascoli aprì anche la lingua alla poesia delle "piccole parole", quelle - semplici - quelle della comunicazione quotidiana, e completò l'avvicinamento del linguaggio poetico a quello della prosa.


Elenco delle opere
1891 - Myricae (I edizione della fondamentale raccolta di versi)
1896 - Iugurtha (poemetto latino)
1897 - Il fanciullino (scritto pubblicato sulla rivista Il Marzocco)
1897 - Poemetti
1898 - Minerva oscura (studi danteschi)
1903
Canti di Castelvecchio (dedicati alla madre)
Myricae (edizione definitiva)
Miei scritti di varia umanità
1904
Primi poemetti
Poemi conviviali
1906
Odi e Inni
Canti di Castelvecchio (edizione definitiva)
Pensieri e discorsi
1909
Nuovi poemetti
Canzoni di re Enzio
1911-1912
Poemi italici
Poemi del Risorgimento
Carmina
La grande proletaria si è mossa
1912
Poesie varie (a cura della sorella Maria; ediz. accresciuta 1914)


Fonte wikipedia
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